Rogier van der Weyden: (Rogier de le Pasture) PDF

Van der Weyden non è stato un pittore fiammingo, rogier van der Weyden: (Rogier de le Pasture) PDF un pittore del Contado di Hainaut, della città libera di Tournai, che fu francese fino a 1521, quando è divenuta città dei Paesi Bassi spagnoli. La sua « nazionalità » è hanuyer, che è il nome degli abitanti del contado di Hainaut.


Il padre Henry de la Pasture era forgiatore di coltelli. In ogni caso poco o nulla si sa della sua giovinezza e i primi elementi documentati della sua biografia datano al terzo decennio del XV secolo, quando Rogier si approssima ai trent’anni. In particolare, il 5 marzo 1427 entrò alla bottega di Robert Campin a Tournai, dove completò la sua formazione. Nel 1435 si trasferì a Bruxelles e in quella città sposò Elisabeth Goffaert, figlia del calzolaio Jan Goffaert. Da questa unione nacquero due figli: Jan, che divenne poi orafo, e Peter, che seguì le orme del padre. Nel 1436 o nel 1437 Rogier venne nominato pittore ufficiale della città di Bruxelles, iniziando un periodo caratterizzato da grandi opere e da una notevole prosperità personale, segnalandosi tra i cittadini più ricchi e generosi della città.

Nel 1449, in occasione del giubileo del 1450, intraprese un viaggio verso Roma, dove acquistò grande fama e fu ritenuto secondo solo all’altro grande fiammingo del tempo Jan van Eyck. Tra il 1460 e 1461 fu maestro del pittore italiano Zanetto Bugatto. Morì a Bruxelles il 18 giugno 1464, all’età di 65 anni. Gli storici dell’arte, in base agli elementi raccolti, gli hanno attribuito, con certezza, la Crocifissione e la Deposizione, e in seguito, per affinità stilistica, le altre opere elencate. Specializzato in ritratti di personaggi dell’aristocrazia, che nella loro pienezza formale catturano, in un primo tempo, l’osservatore con la loro grandiosa proporzione, ma in un secondo momento lo allontanano, a causa dell’elevatezza morale che trasmettono.

La Deposizione dalla Croce, invece ha seguito uno sviluppo storico più articolato: innanzitutto era la parte centrale di un trittico parzialmente scomparso. L’opera fu eseguita per la gilda dei balestrieri di Lovanio e collocata nella chiesa di Notre-Dame della città belga. Parte apprezzabile dell’opera di van der Weyden è giunta sino noi, anche se uno dei suoi massimi capolavori e ab antiquo certamente la sua opera più nota non ci è pervenuto. Si trattava di un imponente ciclo di dipinti a olio raffiguranti scene esemplari di applicazione della giustizia ed era collocato nelle stanze del municipio di Bruxelles in cui appunto si amministrava la giustizia.

Van der Weyden fu uno dei più grandi maestri della prima pittura fiamminga, assieme a Jan van Eyck, più o meno suo contemporaneo, e Robert Campin, suo maestro. Questi modelli vennero comunque reinterpretati in maniera personale, sviluppando un linguaggio con caratteristiche compositive e cromatiche proprie. Van der Weyden accentuò ulteriormente i risvolti psicologici e sentimentali, legando le figure da catene di sguardi e gesti, e segnando un predominio delle figure sugli ambienti. Nei ritratti trasferì sul piano monumentale e ricco di pathos la sottigliezza luministica e l’attenzione visiva di van Eyck, pervenendo a nuovi e penetranti traguardi. Ma se van Eyck fu uno scopritore, nel senso che trasferì la realtà sulla tela, van der Weyden fu essenzialmente un « inventore »: delle forme, delle pose, delle iconografie. Trittico della Madonna e Bambino con Santa Barbara, Santa Caterina e angeli musici, 1450 c. L’asteroide 9576 van der Weyden porta il suo nome.